Percorsi

PERCORSO 1 – TRENTO NEI SECOLI

TAPPE DEL PERCORSO:

Piazza Anfiteatro, Mura  duecentesche, Palazzo Ranzi,  Palazzo Conci, Casoni- Vaticano, Chiesetta San Bartolomeo.

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mappa della prima caccia: Trento nei secoli

DESCRIZIONE DELLE TAPPE:

Piazza Anfiteatro – Mura duecentesche

Tridentum è una città di fondazione romana.  Il suo impianto era di tipo regolare ed era cinta su tre lati da mura con l’esclusione di quello settentrionale protetto da un’ansa del fiume Adige. Le mura delimitavano un’area di circa 13 ettari scandita al suo interno da vie ortogonali tra loro ed in asse con le porte di accesso. Era una piccola città, ma importante perché sulla via di comunicazione con il nord, una specie di comando di tappa per le legioni dirette al Danubio. Gli studiosi calcolano che proprio per questo suo ruolo all’esterno delle mura fu costruito un anfiteatro molto capiente per gli spettacoli. Si calcola che l’anfiteatro che si estendeva tra via degli Orbi, santa Maddalena, vicolo San Pietro e la piazzetta Anfiteatro potesse contenere  dagli otto ai diecimila spettatori.

Palazzo Ranzi

‘’L palaz da le teste’,  che si affaccia sulla piazza dove c’erano i resti probabilmente di un edificio sacro della Trento romana  e vicino alla grande roggia coperta nell’Ottocento  La città di Trento nei primi decenni dell’800 vide la costruzione di importanti edifici sia pubblici che privati, molti dei quali caratterizzati da forme neoclassiche severe e grandiose. La piazza di Santa Maria Maggiore fu al centro di una serie di operazioni che ne mutarono progressivamente l’uso, il significato e la forma. Vengono abbattuti  la Ca’ di Dio, un ospedale per la cura dei malati e l’accoglienza dei pellegrini, posta lungo la roggia grande, il mulino del sommacco, altri vecchi fabbricati e si procede alla copertura della roggia stessa. Francesco Ranzi, noto nell’ambiente culturale trentino del suo secolo come costruttore e come archeologo della Trento romana, edificò sulla piazza rinnovata il suo Palazzo, chiamato “’l palaz da le teste’ per la presenza, sulla facciata verso Santa Maria Maggiore, di altorilievi in terracotta dello scultore Andrea Malfatti. Raffigurano i più celebri artisti ed intellettuali trentini dal Cinquecento sino all’Ottocento.

Casoni

Costruiti tra il 1919 ed il 1929 sulla spinta di una grave emergenza abitativa, i “Casoni” sono diventati dei veri palazzi. Caratterizzano un angolo di Trento Nuova tra via Vittorio Veneto e la parte finale di via Giusti. “Casoni”, ossia ‘grandi case’ è l’appellativo che indica genericamente tre complessi edilizi vicini tra di loro. Il primo gruppo con 73 alloggi è quello formato da tre edifici lineari, due appaiati in via Bronzetti ed il terzo lungo via Filzi; il secondo con 82 alloggi è quello a pianta triangolare tra via Giusti, via Veneto e via Bezzi e che ha creato l’appellativo di “Casoni”; il terzo con 346 alloggi è il grande complesso rettangolare che è noto anche come “Vaticano” proprio per la sua imponenza.

I “Casoni” sono importanti per tre ragioni:

  • La prima è legata al fatto che hanno urbanisticamente rappresentato uno “sfondamento” verso sud del perimetro urbano. Quando sono stati costruiti la città si fermava in via Perini e tutt’attorno vi era campagna e qualche casa sparsa.
  • La seconda ragione  è data dalla loro architettura che rappresenta un unico in città, ma in rapporto diretto con le contemporanee esperienze viennesi. La caratteristica trentina è quella dell’“isolato a corte con facciate lungo le vie ed ingressi e servizi nella corte interna”. Per quanto riguarda l’estetica vanno segnalate le finestre ad arco e le finestre binate, varie decorazioni a graffito ed inferriate lavorate.
  • La terza ragione è che hanno creato, e forse la creano ancora, un’identità tra i suoi abitanti: una sorta di orgoglio di avere vissuto ai “Casoni”.

Chiesetta San Bartolomeo 

Orientata ad est, la chiesa di San Bartolomeo, circondata dal suo cimitero, si erge sul colle omonimo, in posizione panoramica sulla città di Trento. La chiesa risale al periodo romanico (1100-1200), come testimoniato dal campanile e dalle mura perimetrali della navata. L’abside e l’arco santo sono frutto di una trasformazione seicentesca, periodo in cui la chiesa fu rimaneggiata più volte  La chiesa dà il nome anche al rione di San Bartolomeo, ma nel quartiere si trovano alcune insegne con diciture diverse: alcune con la “o”, cioè San Bartolomeo, seguendo correttamente il nome del santo, mentre altre con la “a”, ovvero San Bartolameo. Questo è il caso, ad esempio, dello Studentato Universitario, ma anche della stazione ferroviaria e della omonima Via San Bartolameo. Per i trentini autoctoni il quartiere è sempre stato San Bòrtol, per gli studenti oggi è Sanbà.

 

PERCORSO 2 – ITALIANITA’ DI TRENTO

TAPPE DEL PERCORSO: Casa di Cesare Battisti, Monumento a Dante, Doss Trento

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DESCRIZIONE DELLE TAPPE:

Casa di Cesare Battisti

All’innesto di vicolo Benassuti sorge infatti la torre medievale detta dai suoi proprietari Bellesini, poi Gerloni- si legge nella «Trento città del Concilio» di Aldo Gorfer – in un documento di vendita del 1717 è denominata “casa della torretta”. Qui i Battisti abitavano dal 1874 e un anno dopo nacque Cesare, «nella stanza del secondo piano della torre». Dopo quasi 150 anni solo una targa ricorda quella data e l’uomo simbolo dell’irredentismo, che allo scoppio della Grande Guerra disertò la chiamata alle armi dell’esercito austro-ungarico e combatté per la parte italiana. Catturato dagli austriaci nel 1916, fu processato e impiccato per tradimento insieme a Fabio Filzi, al Castello del Buonconsiglio.

Monumento a Dante

Il monumento a Dante è un gruppo scultoreo opera dell’artista fiorentino Cesare Zocchi. Fu realizzato come simbolo della lingua italiana e dell’italianità della città nel 1896 quando ancora il Trentino era territorio della Contea del Tirolo, nell’Impero austro-ungarico. La Società degli Studenti trentini organizzò nel settembre del 1896 conferenze in varie località del Trentino per spiegare il significato dell’opera. Fra gli oratori c’era anche Cesare Battisti. L’inaugurazione avvenne l’11 ottobre del 1896; Giosuè Carducci dedicò una poesia all’evento. La base è realizzata in granito di Predazzo, le statue sono di  bronzo con risvolti allegorici. Al livello inferiore è rappresentato l’Inferno con Minosse giudice dei dannati seduto su un drago. Al secondo livello il Purgatorio: Dante e Virgilio sono rappresentati mentre incontrano anime espianti. Al terzo livello il Paradiso con Beatrice

Doss Trento: Doss Trento bagolar, Museo degli Alpini, Mausoleo di Battisti

Lungo la strada degli alpini e prima di arrivare in cima è stata costruita una piccola piazzola con un monumento in ricordo ai caduti dove è collocata l’asta con la bandiera italiana. La piazza è stata dedicata a Giuseppe Domenico Perrucchetti, un generale e un senatore italiano, considerato il padre degli Alpini. Si trova pure  un grande albero , il Celtris australis, o, in dialetto chiamato ‘bagolar’ per la forma dei suoi frutti che somiglia alla cacca (o bagola) delle capre. Questa pianta è conosciuta anche con il nome spaccasassi, dovuto al suo forte apparato radicale, che lo rende in grado di sopravvivere e radicare anche in terreni carsici e sassosi. Il suo legno si presenta chiaro, duro, flessibile, tenace ed elastico e di grande durata; è ricercato per mobili, manici, ecc.

Nel settembre del 1938 venne costituito un comitato esecutivo per la costruzione sul Doss Trento della cosiddetta acropoli alpina, che prevedeva varie opere, realizzate solo in parte, tra cui il Museo nazionale storico degli Alpini, ultimato nel 1958 per il quarantesimo anniversario della fine della Prima guerra mondiale. Occupa gli spazi di un’ex polveriera austriaca donata dal Comune di Trento alla Fondazione Acropoli Alpina.

Fu costruita una strada monumentale scavata nella roccia da alpini, la ‘Strada degli Alpini’, che partendo dal  piazzale delle Divisioni Alpine raggiunge la sommità del colle. Nel corso dei lavori, su idea del capitano allora comandante del distaccamento, fu realizzata sulla parete occidentale la scritta nella roccia “Per gli Alpini non esiste l’impossibile”, grazie ad un ingegnoso ponte mobile sospeso su cui gli scalpellini del distaccamento scolpirono a mano le lettere, alte 120 cm per una profondità di 20 cm.

Congiuntamente alla strada furono realizzati anche i sentieri pedonali, con terrazze, scalinate rampe che si inerpicano tra i tornanti fin sulla cima del colle.

Il mausoleo di Cesare Battisti, progettato dall’architetto Ettore Fagiuoli nel 1935, fu  inaugurato nello stesso anno con la traslazione del corpo del Martire dal cimitero di Trento. Ha una forma circolare, mutuata dal mondo classico, che si caratterizza per un sapiente gioco di contrasti: spazi pieni e spazi vuoti, giochi di luce ed ombre. Sedici colonne formano una corona circolare che accoglie, al centro, l’altare  su cui poggia un’ara in porfido con le scritte “12 luglio 1916” e “Cesare Battisti”. Tre grandi aperture conducono all’interno del monumento dove è posta la cella che custodisce l’arca con le spoglie di Cesare Battisti. In una nicchia vi è il busto di marmo del Martire, realizzato dallo scultore trentino Eraldo Fozzer.

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